Farmaci per la prostata e mancanza di eiaculazione: quello che c’è da sapere

Farmaci per la prostata e mancanza di eiaculazione, tutto quello che c’è da sapere sulla cura per l’IPB e sull’eiaculazione retrograda, una delle conseguenze dell’assunzione di farmaci per la cura di questa tipo di patologia.

La terapia farmacologica dell’IPB è una terapia sintomatica, nel senso che non “cura” la malattia ma stabilizza i sintomi consentendo al paziente di poter avere una qualità di vita soddisfacente.

L’indicazione a questo tipo di terapia si ha nei casi di ostruzione lieve-moderata e presenza di disturbi urinari.

Il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna comporta l’utilizzo di farmaci (i cosiddetti alfa-bloccanti) che, purtroppo, possono causare un effetto collaterale che preoccupa non poco i pazienti che si sottopongono a questa cura.

L’eiaculazione retrograda

Parliamo dell’eiaculazione retrograda, una condizione in cui lo sperma, invece di essere espulso all’esterno attraverso il pene “ritorna indietro” nella vescica. A causare questa “anomalia”, solitamente, è il rilassamento del collo vescicale che porta ad una mancata chiusura dello stesso.

L’eiaculato, infine, viene eliminato con la minzione successiva all’orgasmo.

Quella che si presenta, dunque, è una condizione che non risulta ottimale nei casi in cui una coppia abbia intenzione di avere un bambino.

Farmaci per la prostata e ripresa dell’eiaculazione

Fortunatamente l’eiaculazione retrograda, pur essendo una conseguenza della terapia farmacologica per l’ipertrofia prostatica benigna, è una condizione reversibile.

L’eiaculazione, infatti, segue il suo normale “percorso” nel momento in cui si va ad interrompere la terapia.

Quella di sospendere l’assunzione dei farmaci, però, non è una decisione che deve essere presa alla leggera e, soprattutto, non senza aver consultato il proprio specialista urologo di riferimento.

Anche perché il medico è l’unico che può effettuare una diagnosi completa e alla fine, in base ad una valutazione complessiva dei sintomi e allo stato di salute del pazienze, può scegliere il farmaco adatto.

Quando la terapia farmacologica non è sufficiente

L’aumento delle dimensioni della prostata, come abbiamo già detto, è una condizione progressiva la quale, purtroppo, se non curata in tempo, può causare anche gravi problemi all’apparato urinario in toto.

Tra cui:

  • infezioni urinarie
  • formazione di calcoli vescicali
  • blocco urinario
  • scompenso vescicale con il rischio di dover inserire un catetere vescicale
  • idronefrosi/insufficienza renale.

In caso di fallimento della terapia medica, nel senso che non si ottengono i miglioramenti sintomatologici desiderati (getto urinario nella norma, diminuzione della frequenza minzionale notturna e diurna), viene indicata dallo specialista urologo la possibilità di effettuare un intervento chirurgico disostruttivo.

L’obiettivo di questo tipo di soluzione è quello di rimuovere la componente di tessuto prostatico ostruente (adenoma prostatico) permettendo al paziente di recuperare un buon getto e di non affaticare ulteriormente la funzionalità vescicale.

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