A cosa può essere dovuto il sangue nelle urine?

A cosa può essere dovuto il sangue nelle urine? L’ematuria è un sintomo da non sottovalutare, anche quando si tratta di un episodio isolato, esso può indicare sia infiammazioni delle vie urinarie che patologie più gravi come neoplasie renali o vescicali.

L’entità del sanguinamento è indicativa della gravità e dell’origine del problema.

Il sangue può provenire da qualsiasi punto del tratto urinario, manifestandosi in modi diversi a seconda che derivi dai reni, dalla vescica, dalla prostata (prostatite, ipertrofia prostatica benigna) o dall’uretra.

Tuttavia, una prima indicazione relativamente agli organi coinvolti è possibile.

Nel momento in cui l’ematuria si verifica esclusivamente all’inizio della minzione, infatti, potrebbe essere la manifestazione di problemi all’uretra o alla prostata.

Quando invece il sangue nelle urine è costante, allora la vescica, l’uretere o i reni sono i più probabili responsabili.

Infine, nel momento in cui l’ematuria si verifica nella parte finale della minzione, potrebbero essere la prostata o la vescica.

Gli esami diagnostici

Prima di parlare degli esami diagnostici, però, è importante “tranquillizzare” i pazienti poco restii a farsi controllare, anche in presenza di una sintomatologia ripetuta.

Molte persone, infatti, pensano che una volta in sede di visita, lo specialista urologo proceda immediatamente con la cistoscopia, un esame minimamente invasivo ma che richiede comunque una sedazione parziale localizzata.

Non è così.

L’anamnesi completa infatti si effettua con l’ausilio di strumenti meno invasivi come, ad esempio, la citologia urinaria in 3 campioni, un test diagnostico fondamentale che analizza al microscopio le cellule presenti nelle urine con l’obiettivo di rilevare cellule tumorali, pre-tumorali o atipiche, specialmente nei tumori della vescica o dell’uretra.

I campioni di urina utili per la corretta esecuzione dell’esame devono essere presi per tre giorni consecutivi.

Un altro esame altrettanto utile, e non invasivo, è l’ecografia, il cui obiettivo è quello di offrire una panoramica generale, ma meno particolareggiata, sull’intera zona (vescica, reni e vie urinarie).

Nel caso in cui il sintomo si manifesta ancora, allora il medico urologo dovrà effettuare necessariamente una cistoscopia.

La cistoscopia per individuare le cause dell’ematuria

La cistoscopia (o uretrocistoscopia) è un esame minimamente invasivo che consente di avere
rapidamente una visione interna, quindi precisa e inequivocabile della parte finale dell’apparato urinario maschile e femminile (uretra vescica).

Questa indagine strumentale, è effettuata in regime ambulatoriale, in anestesia locale (si inietta gel anestetico che addormenta l’uretra e annulla la percezione del passaggio dello strumento).

L’esame dura pochi minuti e non necessita alcuna preparazione o terapia antibiotica.

Come viene effettuato l’esame

Per effettuare l’uretrocistoscopia viene utilizzato un cistoscopio flessibile, quindi che si adatta all’anatomia del singolo paziente, atraumatico e con visione a fibra ottica in 4K.

Lo strumento si introduce molto delicatamente, in modo da ridurre a zero il minimo fastidio del passaggio.


Si utilizza irrigazione interna con soluzione fisiologica per distendere il tratto urinario al fine di valutare precisamente l’interezza della mucosa uroteliale (un tessuto epiteliale specifico che riveste internamente la maggior parte delle vie urinarie).

Viene valutata l’uretra in tutto il suo decorso, la prostata e il collo vescicale (nell’uomo), successivamente la vescica nella sua totalità.

La flessibilità dello strumento, consente di andare a visionare con estrema dovizia di particolari, anche gli anfratti che normalmente richiederebbero ottiche con angolazioni diverse.

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