Cosa succede se non si cura la malattia di La Peyronie? Semplicemente si aggrava, non ci sono scorciatoie. La placca fibrosa all’interno del pene può peggiorare, e nella maggior parte dei casi la patologia evolve portando a una maggiore curvatura, a una perdita di lunghezza e a problemi durante i rapporti sessuali.
La malattia di La Peyronie è una condizione subdola, che inizia gradualmente. Chi ne è affetto se ne accorge nel momento in cui si manifesta un ispessimento di una o più zone della tunica albuginea.
Si tratta della membrana che ricopre i testicoli e i corpi cavernosi del pene, e consente di mantenere l’erezione.
Durante l’afflusso di sangue, essa si distende e inibisce il deflusso venoso, garantendo la rigidità dell’organo.
La formazione di una placca calcifica nella zona interessata, dunque, può causare una curvatura del pene, talvolta così marcata da impedire il rapporto sessuale, e causare difficoltà erettive, oltre ad erezioni dolorose.
La causa della malattia di la Peyronie non si conosce, ma è molto importante riconoscere i sintomi, non ignorarli e intervenire tempestivamente.
Nei casi più gravi, infatti, la curvatura può superare i 90°.
Addirittura, possono formarsi una o più placche simultaneamente, portando a un incurvamento ancora più complesso e difficile da gestire.
Controllare l’asta del pene per individuare eventuali anomalie è il primo passo per identificare la malattia.
E non bisogna aver paura nel momento in cui si manifestano eventuali sintomatologie, ma bisogna affrontare tempestivamente il problema.
Rivolgendosi a uno specialista andrologo, naturalmente.
La malattia di La Peyronie colpisce tra lo 0,4% e il 9% della popolazione, manifestandosi prevalentemente nella fascia d’età compresa tra i 45 e i 60 anni.
I sintomi da osservare, sono:
Sebbene siano stati proposti numerosi farmaci per il trattamento non chirurgico dell’IPP, nessuno di essi ha dimostrato un’efficacia statisticamente significativa.
Fortunatamente sono state sviluppate anche terapie mininvasive che consentono un intervento efficace, in grado di invertire il decorso della malattia durante la fase attiva.
Tra queste, anche un trattamento a base di acido ialuronico.
Il trattamento con acido ialuronico consiste nell’effettuare micro-infiltrazioni mirate direttamente sulla placca. Si tratta di una procedura ambulatoriale rapida, che richiede solo pochi minuti; generalmente ben tollerata, permette di riprendere immediatamente le normali attività quotidiane.
Grazie alla capacità dell’acido ialuronico di trattenere elevate quantità d’acqua, il trattamento ammorbidisce la placca presente sulla tunica albuginea, favorendo il naturale processo di guarigione e rallentando l’evoluzione della cicatrice.



