L’intervento di HoLEP rappresenta oggi una procedura standard per la cura dell’ipertrofia prostatica benigna. Abbiamo parlato più volte di questo tipo di operazione, proprio perché la tecnica HOLEP ha ormai sostituito integralmente sia la TURP (resezione transuretrale della prostata) sia l’adenomectomia a cielo aperto.
Parliamo comunque di una procedura altamente efficace, che consente di eliminare l’ostruzione allo svuotamento vescicale causata dall’ipertrofia prostatica, rimuovendo esclusivamente l’adenoma centrale e lasciando in sede la capsula esterna della ghiandola.
Questo articolo, dunque, è pensato per rispondere a tutte le domande dei pazienti relative all’intervento chirurgico con l’utilizzo della tecnica HoLEP
L’intervento di HoLEP consiste nell’enucleazione dell’adenoma prostatico – la porzione centrale della ghiandola responsabile dell’ostruzione del flusso urinario – mediante l’utilizzo di un laser ad olmio introdotto per via endoscopica attraverso l’uretra.
La procedura, naturalmente, si svolge in anestesia generale.
L’intervento si articola in due fasi: la prima, prevede l’enucleazione endoscopica dell’adenoma prostatico tramite laser a Olmio, procedura che permette una rimozione radicale e quasi esangue, seguita dalla morcellazione intravescicale del tessuto.
Con la morcellazione, in pratica, l’adenoma prostatico viene sminuzzato e aspirato tramite uno strumento chiamato, appunto, morcellatore.
La seconda fase riguarda il post operatorio, quando viene applicato un catetere che rimane in sede per 1 o 2 giorni. Una volta rimosso, la minzione riprende spontaneamente, con minimi sintomi irritativi e una possibile, transitoria incontinenza.
Le complicanze intra e post-operatorie sono davvero minime. Le controindicazioni dell’intervento HoLEP, infatti, non riguardano la procedura in sé, quanto piuttosto lo stress a cui viene sottoposto l’organismo in occasione di qualsiasi operazione.
Per quanto concerne l’HoLEP, infatti, non sussistono criticità particolari, se non quelle legate alla somministrazione dell’anestesia o alle condizioni di salute generale del paziente, qualora siano presenti patologie pregresse.
Tuttavia, la drastica riduzione delle perdite ematiche rende questa procedura particolarmente indicata, ad esempio, per i pazienti in terapia anticoagulante o affetti da alterazioni della coagulazione;
L’intervento con laser ad olmio richiede un ricovero di 2 giorni, mentre in caso di chirurgia robotica il catetere può essere mantenuto fino a un massimo di 5 giorni dopo l’operazione.
Circa 6 ore dopo la procedura, il paziente viene mobilizzato e può iniziare a bere e alimentarsi leggermente; tali attività si concludono entro la fine della giornata dell’intervento.
La permanenza del catetere vescicale viene stabilita in base ai fattori intraoperatori e al decorso post-operatorio.
La dimissione dall’ospedale, infine, avviene dopo 2-5 giorni, una volta rimosso il catetere.
I benefici per il paziente sono numerosi, specialmente se confrontati con altre procedure come la TURP (resezione endoscopica transuretrale della prostata).
Chi soffre di ipertrofia prostatica benigna e opta per la tecnica HoLEP può beneficiare, contestualmente all’intervento, anche del trattamento di eventuali calcoli vescicali.
Inoltre, questa tecnica permette di operare prostate di qualsiasi dimensione, anche superiori ai 200 grammi, senza ricorrere a incisioni chirurgiche.
Il Pineta Grande Hospital di Castel Volturno rappresenta un polo d’eccellenza in Campania, ed è stato il primo centro regionale ad adottare il sistema di chirurgia robotica Hugo RAS di Medtronic.
Questa tecnologia d’avanguardia viene utilizzata dall’Unità Operativa di Urologia, guidata dal Dott. Donato Dente, per eseguire trattamenti mininvasivi.
L’Urologia del centro costituisce un punto di riferimento per la chirurgia robotica, non solo a livello campano, ma sull’intero territorio nazionale.
Tra i traguardi raggiunti con il sistema Hugo RAS presso il Pineta Grande Hospital spicca la prima cistectomia con ricostruzione robotica effettuata nel Mezzogiorno.
L’U.O. di Urologia dispone di 16 posti letto e si occupa di tutte le patologie chirurgiche dell’apparato urinario e genitale, del trattamento della calcolosi renale, in collaborazione con il servizio di litotrissia, e delle patologie neoplastiche della prostata e della vescica.
Le patologie trattate sono molteplici, così come le opzioni terapeutiche per i pazienti. Eccone alcune:
Il percorso clinico viene personalizzato in base alle specifiche esigenze del paziente, con l’obiettivo di risolvere la problematica, ove possibile, attraverso un approccio medico o, se necessario, chirurgico.
L’iter diagnostico prevede un inquadramento clinico completo che, all’occorrenza, può essere approfondito con uroflussimetria, cistoscopia flessibile, studio urodinamico, risonanza magnetica prostatica multiparametrica e biopsie prostatiche ecoguidate (con tecnica fusion o eseguite direttamente in risonanza magnetica).
In base all’esito della valutazione, viene proposto un piano terapeutico mirato, avvalendosi delle più moderne tecnologie urologiche.



