La protesi al pene è mutuabile? Nei giorni scorsi le principali testate nazionali hanno riportato una notizia che, al di là della resoconto giornalistico, ha riportato alla luce una questione importante per le persone che si trovano ad affrontare una patologia grave.
Prendiamo spunto da un fatto di cronaca, dunque, per mettere in evidenza una questione che, molto spesso, può indurre i pazienti in errore.
Qualche settimana fa, è stata inviata una segnalazione alla magistratura relativa ad un aumento, oltremodo sospetto, relativo agli interventi per l’impianto delle protesi al pene presso una struttura pubblica
100 interventi in 5 anni, davvero troppi per un’operazione che non rientra nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e che quindi il Servizio sanitario nazionale paga solo in casi specificamente previsti.
L’intervento per l’impianto della protesi peniena è coperto dal SSN solo in presenza di:
Le operazioni eseguite, invece, non rientravano nelle categorie previste dalla legge. Con un danno ingente al sistema sanitario nazionale.
Ed è qui che la domanda posta all’inizio torna in gioco: la protesi al pene è mutuabile?
L’impianto di una protesi peniena è oggi il trattamento più efficace e sicuro per i pazienti con disfunzione erettile quando le terapie farmacologiche (farmaci orali, iniezioni intracavernose e somministrazioni intrauretrali) e meccaniche (dispositivo a vuoto, o Vacuum Device) risultano inefficaci o mal tollerate e quindi non accettate.
Quello dell’impianto della protesi peniena, però, è un intervento molto delicato.
Questi impianti non sono un vezzo né un lusso, ma uno strumento terapeutico, che può consentire di ritrovare una vita di coppia soddisfacente e dignitosa quando le terapie mediche falliscono.
Queste particolari prestazioni, però, hanno un costo molto elevato, come abbiamo già detto. Ma il problema non è questo.
L’accesso alla protesi peniena tramite il Servizio Sanitario Nazionale non è uniforme sul territorio.
I decreti sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e sulle tariffe di rimborso non includono infatti il dispositivo tra le protesi standard garantite a tutti.
Anche negli ospedali pubblici, i rimborsi DRG per l’intervento non sempre coprono il costo della protesi, soprattutto di quella idraulica tricomponente.
Senza una garanzia nazionale esplicita, Regioni e ospedali destinano budget limitati a questi interventi.
Le operazioni gratuite coprono così circa il 10% del fabbisogno stimato, con lunghe liste d’attesa. Il risultato è una disponibilità molto limitata di impianti, offerti in pochi centri pubblici distribuiti in modo disomogeneo sul territorio.
Anche le più recenti linee guida europee hanno riconosciuto l’efficacia terapeutica delle protesi e la natura non estetica dell’intervento.
Sarebbe il momento, dunque, per fare chiarezza in merito a questo tipo di soluzione e permettere a tutti i pazienti di avere accesso a questo genere di protesi, senza spendere una fortuna.



