Quando si parla di onde d’urto genericamente si pensa ad una terapia funzionale per il trattamento di patologie ossee e muscolari. Questa particolare procedura viene impiegata sia per la fisioterapia che per la riduzione dell’infiammazione, ma si tratta di onde d’urto ad alta energia, che vengono applicate non solo a livello locale.
Tuttavia, forse non tutti sanno che le onde d’urto possono essere impiegate anche in altri ambiti, e anzi risultano essere fondamentali per la cura di patologie come la prostatite, la disfunzione erettile (impotenza) e la malattia di La Peyronie (Induratio penis plastica).
La differenza sostanziale è rappresentata dall’intensità delle onde, che per quanto riguarda le malattie dell’apparato genitale e riproduttivo vengono applicate con un’intensità più bassa.
Questo perché l’utilizzo di dosi di energia eccessive potrebbe addirittura essere controproducente e arrivare a provocare un danno al tessuto cavernoso o al parenchima prostatico, con eventuale peggioramento della condizione stessa.
Le onde d’urto agiscono stimolando la formazione di nuovi vasi sanguigni (neoangiogenesi) nel tessuto penieno, così da favorire un migliore afflusso ematico e migliorare la qualità dell’erezione.
Questo grazie alla formazione di ripetuti microtraumi a livello delle membrane cellulari.
Ad ogni modo, stiamo parlando comunque di organi estremamente delicati, come la prostata e il pene, che sono soggetti più di altri alla formazione di ematomi.
La bassa intensità, dunque, ha l’obiettivo di scongiurare eventuali effetti negativi e favorire, invece, tutti i benefici, in considerazione del fatto che quella con le onde d’urto rappresenta una cura a lungo termine, valida anche per i pazienti resistenti alle terapie farmacologiche.
I trattamenti sono di natura locale e richiedono cicli ripetuti nel tempo, con l’impiego di diverse tipologie di protocolli terapeutici.
Tali protocolli si differenziano in base alla sonda utilizzata (focale o lineare), alla frequenza delle sedute (settimanale o bisettimanale) e alla durata complessiva del percorso terapeutico.
Naturalmente il ciclo di cura dovrà essere stabilito dallo specialista andrologo, che in sede di visita valuterà il singolo caso e deciderà, insieme con il paziente, le modalità del trattamento.
In alcuni casi, ad esempio, il primo ciclo può essere effettuato anche in sede di visita senza alcun problema.
Le evidenze scientifiche dimostrano che i risultati ottimali si ottengono con cicli frequenti e prolungati. Nello specifico, il protocollo più efficace prevede da 6 a 12 sedute distribuite su un arco di 5-10 settimane.
Sono tuttavia disponibili anche protocolli “intensivi”, ideali per chi necessita di una maggiore flessibilità o presenta una forte motivazione, e che sono in grado di garantire risultati equiparabili a quelli dei trattamenti di durata maggiore.
In caso di disfunzione erettile, il trattamento favorisce un incremento della vascolarizzazione peniena, determinando un maggiore afflusso di sangue durante l’eccitazione e permettendo così erezioni più vigorose e durature.
Per quanto riguarda la prostatite cronica, questa particolare terapia consente di ripristinare la vascolarizzazione compromessa dagli esiti cicatriziali dei processi infiammatori prostatici.
Nel caso della malattia di La Peyronie, viene esercitato un effetto antifibrotico per ridurre, rallentare o bloccare la formazione e l’accumulo eccessivo di tessuto cicatriziale. Tale effetto è in grado di rallentare la progressione della curvatura del pene e la calcificazione della placca.



