Cosa succede quando un uomo affronta un intervento alla prostata? Oggi trattiamo un tema estremamente delicato per i pazienti che si preparano ad un’operazione di questo genere.
Le incognite sono molteplici, specialmente per chi si trova a dover accettare e metabolizzare una diagnosi di tumore alla prostata, una neoplasia tra le più diffuse e che, secondo dati recenti relativi all’incidenza nel nostro Paese, colpisce un uomo su 16.
Molti pazienti TEMONO l’intervento, perché credono che questo genere di operazione segni definitivamente la fine della “vita” così come la si conosceva.
Ebbene, non è proprio così.
In passato l’intervento alla prostata rappresentava un “punto di non ritorno” per chi lo affrontava, perché questo tipo di operazione comportava l’alterazione di due funzionalità specifiche, ovvero la continenza e l’erezione.
In alcuni casi incontinenza urinaria e disfunzione erettile sono condizioni temporanee, ma se le funzioni che coinvolgono l’apparato urinario possono essere ripristinate in pochi mesi, lo stesso non vale per le capacità erettive.
Ma quando la malattia è in uno stato avanzato o comunque è abbastanza grave, l’intervento alla prostata può distruggere il fascio vascolo-nervoso che porta il sangue verso i corpi cavernosi e agevolare l’erezione.
Anche se, comunque, è bene specificare che tale operazione non incide in alcun modo né sul desiderio sessuale, né sulla capacità di avere un orgasmo soddisfacente.
Quello che, dopo l’intervento alla prostata, viene a mancare, però, è la capacità di eiaculazione.
Tuttavia, le tecniche chirurgiche attualmente a disposizione, consentono di evitare questi rischi.
Ovviamente, il riferimento è ad una condizione non grave o ad uno stadio oramai avanzato della malattia.
Attualmente, la chirurgia robotica è la procedura più utilizzata per il trattamento del tumore della prostata.
Solo grazie alla robotica, infatti, nei casi in cui l’estensione del tumore della prostata è confinata all’organo stesso, è possibile salvare i nervi deputati all’erezione, consentendo anche una ripresa (attraverso un percorso di riabilitazione) dell’erezione spontanei e dei rapporti sessuali.
Tuttavia, in presenza di metastasi, questa procedura non è fattibile.
L‘intervento in robotica, dunque, può riportare il paziente ad una qualità della vita “sovrapponibile a quella che aveva prima”. Ma tutto dipende dallo stadio della malattia.
La diagnosi precoce e i controlli frequenti, quindi, sono FONDAMENTALI.
Nel caso in cui la malattia non è stata presa in tempo, allora le cose si complicano notevolmente.
Il tumore alla prostata, infatti, come tutte le neoplasie di questo tipo, è in grado di intaccare anche gli altri organi.
Il problema, dunque, diventa più serio nel momento in cui ci accorge dell’aumento delle dimensioni del tumore solo quando arriva agli organi che si trovano intorno alla prostata.
Il primo organo che potrebbe essere intaccato, ad esempio, è il retto, che è quello più vicino alla prostata.
Ma la diagnosi precoce può evitare tutto questo e rendere l’intervento alla prostata una procedura non solo agevole per il paziente ma anche risolutiva.
Per quanto riguarda i vantaggi della chirurgia robotica mininvasiva, la quasi totale assenza di cicatrici rappresenta uno dei più importanti per il paziente.
Con questo tipo di procedura, infatti, le cicatrici sono semplicemente quelle delle porte di accesso quindi parliamo di 5 mm fino al massimo un centimetro.
La finezza chirurgica è un altro elemento di fondamentale importanza.
Gli strumenti, infatti, possono mimare completamente il movimento del polso umano andando però ad eliminare il tremore naturale della mano.
Ed è proprio questa estrema precisione in fattore determinante, perché consente di risparmiare in maniera significativa tutte le strutture deputate alla continenza e anche quelle che sono deputate all’erezione (ovvero il fascio vascolo nervoso periprostatico).



