Quali sono gli esami per il tumore alla prostata? Non esiste un solo esame per diagnosticare questa specifica neoplasia.
E infatti in questi anni abbiamo parlato in diverse occasioni del percorso diagnostico che porta lo specialista urologo ad individuare la presenza di un carcinoma prostatico.
I test da effettuare sono diversi ma, questa volta, ci concentreremo sulla biopsia prostatica fusion, un esame specifico funzionale alla conferma della diagnosi, e che deve essere effettuato solo nel momento in cui il medico lo richiede.
Gli esami per il tumore alla prostata sono diversi, a cominciare dal PSA, che rappresenta il primissimo approccio diagnostico in senso assoluto.
Anche perché, dal momento che si tratta di un semplice esame del sangue, è possibile effettuarlo anche in assenza di sintomi, nell’ambito di un semplice controllo periodico, che viene consigliato anche a chi non ha superato la fatidica soglia dei 40 anni.
In assenza di fastidi o sintomi, infatti, nel momento in cui si ha in programma una visita dall’urologo, è sempre consigliabile presentarsi con i risultati delle ultime analisi, in modo che il medico possa interpretare il valore del PSA .
Quello del PSA, inteso come singolo esame di laboratorio è un dato che non deve allarmare il paziente
In questo video viene spiegato il perché.
La visita urologica e il PSA, dunque, sono fondamentali nella fase iniziale della diagnosi. Gli esami strumentali per confermare la presenza di un carcinoma.
Poi ci sono gli esami strumentali, che sono altrettanto importanti e che sono una fonte di informazioni fondamentale per il medico e per la definizione di un percorso diagnostico in linea con le esigenze del paziente.
Nello specifico, si tratta della risonanza magnetica multiparametrica (della quale parleremo dettagliatamente in uno dei prossimi contenuti) e della biopsia prostatica fusion.
La biopsia fusion, tramite la sovrapposizione in tempo reale di immagini ecografiche e risonanza multiparametrica, permette una chiara visualizzazione dell’area sospetta, consentendo prelievi mirati e una mappatura precisa.
Per l’esecuzione di questa metodica è necessario un apparecchio ecografico di ultima generazione con un software dedicato, che crea e mette in evidenza, dopo aver elaborato le immagini della risonanza magnetica, le aree sospette (aree target) in 3D.
In questo modo è possibile effettuare prelievi mirati su queste zone sospette, che all’ecografia possono essere riconoscibili oppure possono sembrare assolutamente normali.
La biopsia della prostata con tecnica fusion è un esame che comporta numerosi vantaggi, sia per il medico che lo esegue che per il paziente.
In primis si va a ridurre il rischio di prelievo di zone tumorali di grado inferiore o in quelle che risultano addirittura esenti da tumore. In pratica si evitano tutti quelli che vengono comunemente definiti “falsi negativi“
E poi l’esame viene eseguito comodamente in regime ambulatoriale, dopo aver effettuato una lieve anestesia locale.
La procedura è indolore ed estremamente rapida, e grazie all’anestesia il paziente non avverte in alcun modo la presenza della sonda ecografica.
Al termine della procedura inoltre, egli può tranquillamente ritornare a casa, senza alcun tipo di conseguenza.



