Si guarisce dal tumore alla prostata? Facciamo chiarezza una volta per tutte su una questione che, ciclicamente, viene posta dai pazienti che si rivolgono allo specialista andrologo.
Un tema che anche la cronaca ripropone puntualmente, e che ritorna in auge ogni volta che un personaggio famoso parla apertamente della malattia.
Dunque, si guarisce dal tumore alla prostata? La risposta è SI, ma non è così semplice. Ci sono diverse variabili da considerare, tra queste anche l’estensione della malattia e la presenza di metastasi all’esterno della ghiandola prostatica.
Ma andiamo con ordine.
Dopo Re Carlo III, Bjorn Borg e l’ex Premier britannico Cameron, tocca ad un altro personaggio pubblico parlare delle cure per il tumore della prostata.
L’ultimo in ordine di tempo a parlare apertamente della propria condizione è stato il cantante inglese Cliff Richard, 85 anni, che ha rivelato di essere in cura ormai da un anno, specificando, però, che la malattia al momento sembra essere scomparsa e i sintomi risultano assenti.
L’artista ha deciso di parlare all’indomani del discorso televisivo di Re Carlo, il quale ha rivelato di aver sofferto di questa medesima patologia nel 2024, una diagnosi giunta proprio grazie alla diagnosi precoce, che il sovrano ha fortemente lodato arrivando a promuovere i programmi di screening che si effettuano a livello nazionale.
Ed è proprio la diagnosi precoce una delle variabili chiave per quanto riguarda la guarigione dal tumore alla prostata.
Si può guarire dal tumore alla prostata? E’ possibile non avere recidive? Si, effettivamente guarire è una concreta eventualità, ma solo se si fa diagnosi precoce.
E quindi qua entra molto in gioco il valore del PSA, un elemento dal quale non si può assolutamente prescindere.
Si può guarire se si fanno tutti gli accertamenti, come ad esempio la risonanza magnetica, se si effettua la visita con adeguata tempistica e, ovviamente, se poi si interviene chirurgicamente.
Da qualche anno a questa parte, nel nostro Paese il mese di novembre è proprio dedicato alla sensibilizzazione in merito alle malattie dell’apparato genitale maschile.
Ma i controlli dovrebbero trovare posto nella routine di prevenzione di ogni uomo già prima dei 40 anni.
Questo perché la sintomatologia legata alle patologie urologiche non è sempre palese e manifesta, ed è molto importante non recarsi dello specialista solo ed esclusivamente nel momento in cui “qualcosa non va”.
Getto urinario insufficiente, dolore pelvico localizzato o episodi sporadici di disfunzione erettile sono un campanello d’allarme, ma possono essere solo la manifestazione ultima di una condizione che è andata peggiorando nel tempo e della quale non ci si è resi conto.
Ecco, i controlli servono a questo. Prevenire, capire e trovare una cura, dietro consiglio dello specialista urologo.
Per quanto riguarda invece la guarigione?
Per quanto riguarda invece la guarigione, si può guarire dal tumore della prostata, ma si può parlare di guarigione quando si ha una diagnosi per una malattia che viene diagnosticata in un tempo adeguato.
Solo grazie alla diagnosi precoce è possibile avere un’ottima guarigione restando liberi da ogni genere di sintomo per un lungo periodo di tempo.
Nel caso in cui la malattia non è stata presa in tempo, allora le cose si complicano notevolmente.
Il tumore alla prostata, infatti, come tutte le neoplasie di questo tipo, è in grado di intaccare anche gli altri organi.
Il problema, dunque, diventa più serio nel momento in cui ci accorge dell’aumento delle dimensioni del tumore solo quando arriva agli organi che si trovano intorno alla prostata.
Il primo organo che potrebbe essere intaccato è sicuramente il retto, che è quello più vicino alla prostata.
In questi casi, è necessario agire con terapie ulteriori perché in presenza di neoplasie secondarie, e con la mattia già in stato avanzato, la sopravvivenza è legata proprio all’estensione delle metastasi.
La buona notizia, però, è che comunque possibile sottoporsi ad un trattamento oncologico adeguato ad ogni singolo caso.
Per quanto riguarda l’intervento, invece, le cose cambiano notevolmente.
Attualmente, la chirurgia robotica è la procedura più utilizzata per il trattamento del tumore della prostata.
Solo grazie alla robotica, infatti, nei casi in cui l’estensione del tumore della prostata è confinata all’organo stesso, è possibile salvare i nervi deputati all’erezione, consentendo anche una ripresa (attraverso un percorso di riabilitazione) dell’erezione spontanei e dei rapporti sessuali.
Tuttavia, in presenza di metastasi, questa procedura non è fattibile.



