Ipertrofia prostatica: l’esempio di Re Carlo e l’importanza della prevenzione

Ipertrofia prostatica: Re Carlo III testimonial per la prevenzione (suo malgrado). Perchè sicuramente il sovrano britannico avrebbe preferito farsi portavoce di qualche causa benefica, piuttosto di essere lui stesso l’esempio.

Ma, si sa, le malattie sono estremamente democratiche, e colpiscono sia i comuni cittadini che i re. E così una delle patologie della prostata più comuni tra gli uomini, è balzata improvvisamente agli onori della cronaca mondiale, perchè ad esserne colpito è stato proprio lui, incoronato re da meno di 1 anno, e già alle prese con una malattia che, purtroppo, potrebbe condizionare i suoi impegni e non consentirgli di portare a termine i suoi doveri come vorrebbe.

L’intervento

Carlo III, come sappiamo, è stato sottoposto ad un’operazione di riduzione della prostata, un intervento chirurgico disostruttivo, volto a rimuovere la componente di tessuto prostatico ostruente (adenoma prostatico) permettendo al paziente di recuperare un buon getto e di non affaticare ulteriormente la funzionalità vescicale.

Abbiamo parlato con il dottor Donato Dente, urologo e andrologo, Responsabile U.O. Urologia Robotica ed Endoscopica presso il “Pineta Grande Hospital” di Castel Volturno che ci ha spiegato meglio la patologia di cui soffre Re Carlo, e perchè fare prevenzione è importante.

Ipertrofia prostatica: sintomatologia

“L’iperplasia prostatica benigna  è una condizione caratterizzata da un ingrossamento della prostata di natura benigna che può interessare fino all’80% degli uomini tra 60 e 80 anni”.

“I sintomi non sono dipendenti dalla grandezza della ghiandola, anche una prostata di dimensioni di poco superiori alla norma può provocare disturbi urinari importanti”.

“Questi possono essere di tipo ostruttivo oppure irritativi, ma comunque l’aumento delle dimensioni della prostata è una patologia progressiva, che se non curata in tempo può causare oltra alla sintomatologia già citata anche gravi problemi all’apparato urinario in toto”.

Diagnosi

“L’esame delle urine e il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA)” – continua il dottore – “sono esami necessari nel corso di una prima valutazione di un paziente con ipertrofia prostatica”.

“Alla prima visita sarebbe bene anche l’esecuzione di una uroflussimetria completata dalla valutazione del residuo urinario post-minzionale, che consente una valutazione precisa di quello che è il mitto (getto urinario) e di tutte le sue caratteristiche”Alla prima visita sarebbe bene anche l’esecuzione di una uroflussimetria completata dalla valutazione del residuo urinario post-minzionale, che consente una valutazione precisa di quello che è il mitto (getto urinario) e di tutte le sue caratteristiche”

“Da associare in alcuni casi anche ecografia dell’apparato urinario che consente di valutare e quantificare il residuo urinario post-minzionale, di accertare la presenza di una concomitante patologia vescicale”.

“L’ecografia prostatica per via transrettale invece è da riservare non a tutti i pazienti, ma solo a quelli candidati ad intervento chirurgico per  valutare la volumetria prostatica.”L’ecografia prostatica per via transrettale invece è da riservare non a tutti i pazienti, ma solo a quelli candidati ad intervento chirurgico per  valutare la volumetria prostatica”.

Ipertrofia prostatica: Re Carlo ha voluto condividere il suo stato di salute per invitare alla prevenzione. E’ stato davvero un esempio?
“Assolutamente si. Gli studi ad oggi indicano che gli uomini fanno davvero poca prevenzione per quanto riguarda le patologie dell’apparato urogenitale”.

“E’ opinione comune, infatti, che prima dei 65 anni non sia necessario preoccuparsi. Invece, in base ai dati raccolti dalla SIU durante le sue campagne di prevenzione, è emerso che la popolazione maschile inizia ad avvertire i primi sintomi ben prima di questa “soglia”, anche al di sotto dei 50 anni. Percentuale che aumenta esponenzialmente tra i 50 e i 60 anni, fino a toccaare la soglia dell’80% degli uomini tra i 70 e gli 80 anni”.

“Uno dei fattori di rischio più importanti, è senza dubbio lo stile di vita del paziente. In sede di visita, lo specialista si preoccuperà di consigliare, innanzitutto, un ridimensionamento radicale di alcune cattive abitudini, come il fumo e gli stravizi alimentari. E’ stata infatti accertata la correlazione tra la sindrome metabolica, causata da colesterolo e trigliceridi alti, e l’insorgenza della malattia. Oltre all’innalzamento di questi valori, è stato evidenziato come la pressione alta e l’aumento del girovita, nei pazienti al di sopra dei 50 anni, aumentino il rischio di ipertrofia prostatica fino a tre volte”.

“Dunque, se siete alla soglia dei fatidici “anta”, correte ai ripari e iniziate con la prevenzione. Un controllo dal vostro urologo di fiducia e uno stile di vita più sano, si da giovani, potrebbe aiutarvi a difendervi da questa patologia e a mantenere la prostata sana ed efficiente più a lungo”.

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