Tumore della prostata e diagnosi precoce: il Dott. Dente risponde

Il tumore della prostata è uno dei più diffusi nella popolazione maschile, e rappresenta circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati, tra gli uomini.

E questo è ormai un dato di fatto.

Un altro dato di fatto, estremamente significativo, riguarda la prevenzione e la diagnosi precoce: se si interviene tempestvamente, il rischio che la malattia abbia un esito nefasto può ridursi in maniera sensibile.

In Italia si stima che ci siano almeno sette milioni di uomini (nella fascia di età tra i 55 e i 70 anni) potenzialmente a rischio di ricevere una diagnosi di cancro della prostata. Proprio per dinfondere negli uomini un senso di consapevolezza concreto, in merito a questa particolare patologia, da alcuni anni il mese di novembre viene dedicato alla campagna nazionale di informazione sul tumore della prostata, che ha lo scopo di diffondere nella popolazione maschile la consapevolezza dell’importanza della prevenzione e soprattutto sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di garantire uniformità di accesso a diagnosi e cura di qualità a tutti i cittadini.

In questo video, Dott. Dente si sofferma proprio sull’importanza della diagnosi precoce e risponde a quella che è una domanda pressante degli uomini che, spesso, non sono in grado di comprendere quando è necessario recarsi dall’urologo, e quali sono le tempistiche giuste, relative alla prima visita e ai controlli periodici.

La diagnosi: il Dott. Dente risponde

In merito alla diagnosi, poi, il Dott. Dente illustra qui, brevemente, quelle che sono le nuove tecniche all’avanguardia, disponibili presso alcuni centri oncologici all’avanguardia.

La diangnosi del tumore prostatico è ormai molto fine e dettagliata, grazie alla risonanza magnetica multiparametrica e alla biopsia prostatica fusion. I centri oncologici ad alta tecnologia, come quello di Pineta Grande a Castel Volturno (il dottore è Responsabile U.O.Urologia 2 N.D.R.), consente un trattamento ad altissima tecnologia che lascia spazio non solo alla cura della malattia, in senso stretto, ma soprattutto consente al paziente di poter avere una qualità della vita, dopo l’intervento, sostanzialmente sovapponibile a quella che aveva prima”.

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