Quali sono i primi sintomi di un problema alla prostata? La risposta dell’urologo

Quali sono i primi sintomi di un problema alla prostata? Questa è una delle domande più frequenti che i signori uomini si pongono, una volta oltrepassata la fatidica soglia degli “anta”.

Perchè l’ingrossamento della prostata, comunemente chiamato “ipertrofia prostatica benigna” è una condizione estremamente diffusa tra gli uomini di età superiore ai 45 anni e non sempre si ha a che fare con una sintomatologia ben precisa.

Questo, purtroppo, dà alle persone l’illusione di avere “più tempo a disposizione” e di poter rimandare il controllo dall’urologo fino al momento in cui i primi (eventuali) sintomi non si manifestano concretamente.

Niente di più sbagliato.

Non bisogna aspettare di avere un problema alla prostata per rivolgersi allo specialista urologo. Effettuare dei controlli regolari è assolutamente fondamentale, al fine di individuare tempestivamente eventuali anomalie e intervenire in tempo, prima che la situazione peggiori.

Ma quali sono i primi sintomi di un problema alla prostata? Vediamolo insieme.

Ingrossamento della prostata: sintomatologia

L’ipertrofia prostatica benigna è caratterizzata da un aumento delle dimensioni della prostata che porta secondariamente ad una sintomatologia di tipo ostruttivo e irritativo.

I sintomi ostruttivi sono soprattutto riconducibili alle normali funzioni legate alla minzione. Quindi aumento delle frequenza urinaria (pollachiuria) sia diurna che notturna e la diminuzione del getto urinario.

Questo genere di problema può portare a un significativo peggioramento della qualità della vita, dal momento che l’urgenza nel dover espletare le funzioni corporali può compromettere lo svolgimento di tutte le consuete attività quotidiane.

Una patologia “subdola”

L’ipertofia prostatica benigna, dunque, è una patologia sostanzialmente “subdola”, perchè i sintomi che ne conseguono non sempre vengono percepiti dal paziente nella maniera corretta.

L’ingrossamento dell’adenoma prostatico (ovvero la parte centrale della prostata) può portare, certo, ad avere difficoltà nella minzione e a rendere difficoltoso lo svuotamento completo della vescica.

Tuttavia, dal momento che si tratta di piccoli cambiamenti graduali, è possibile che il paziente non avverte immediatamente la differenza. Alla fine, egli si rivolge al medico quando ormai la situazione risulta compromessa ed è quindi necessario intervenire con una terapia adeguata.

Oppure con la chirurgia.

Terapia farmacologica e intervento chirurgico

In presenza di sintomatologie legate alla minzione, il trattamento di prima linea è legato all’utilizzo di farmaci alfa bloccanti che favoriscono lo svuotamento vescicale.

Lo scopo di questo tipo di trattamento è favorire l’equilibrio tra sintomi e qualità della vita.

Purtroppo, però, questa terapia non è sufficiente ed è necessario intervenire chirurgicamente.

La buona notizie è che l’intervento viene eseguito con una tecnica mininvasiva che consente al paziente di avere conseguenze minime e di ritornare a svolgere le normali attività quotidiane entro breve tempo.

Soprattutto parliamo di un intervento in grado di risolvere il problema in maniera definitiva.

Grazie a questa procedura, è possibile enucleare completamente l’adenoma prostatico mettendo al sicuro le vie urinarie e preservando la continenza.

Il risultato è la liberazione della vescica ma, soprattutto, grazie all’apertura del collo vescicale, si otterrà il ripristino completo del flusso urinario.

lo stress chirurgico può causare un lieve stato di incontinenza, che però non si protrae ed è circoscritto al periodo immediatamente successivo all’intervento.

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