Quanto dura un intervento alla prostata con la robotica? Ecco una delle domande più pressanti che vengono rivolte allo specialista urologo, nel momento in cui si prospetta al paziente una soluzione di tipo chirurgico.
Tuttavia, non è la persona che dovrà sottoporsi all’intervento ad esprimere le proprie preoccupazioni.
Nella maggior parte dei casi sono i parenti, o coloro che accompagneranno il paziente, a porsi questa domanda.
Si perché il tempo, per chi rimane in attesa all’esterno della camera operatoria, si dilata in maniera quasi intollerabile, e non è semplice rimanere calmi o magari anche distrarsi.
Ecco dunque la spiegazione DEFINITIVA, che certamente accontenterà non solo coloro che devono sottoporsi ad trattamento con la chirurgia robotica, ma soprattutto gli ansiosi parenti.
Non è la prima volta che parliamo di chirurgia robotica, e in ogni contenuto abbiamo sempre enumerato i vantaggi di questo tipo di intervento, che risulta notevolmente meno invasivo per il paziente.
Paziente il quale, dopo un periodo di ricovero che va dai 2 ai 5 giorni, viene dimesso dall’ospedale, senza neanche il catetere vescicale.
Questo viene mantenuto in sede per un periodo che può variare a seconda di alcuni fattori intra-operatori o del decorso post-operatorio stesso.
In ogni caso, a partire da circa 6 h dopo la procedura, il paziente viene mobilizzato, comincia a bere e ad alimentarsi leggermente, il tutto entro la fine della giornata prevista per l’intervento.
Prima di arrivare a tutto questo, però, c’è la preparazione, che è una procedura complessa e meticolosa. E, ovviamente, richiede tempo.
Un tempo che va ben oltre quello dell’operazione stessa la quale, possiamo già dirlo, dura circa 1 ora/1 ora e mezza.
Ma torniamo alla preparazione.
La preparazione per gli interventi che si avvalgono di una strumentazione robotica prevede, naturalmente, una sedazione totale. Una procedura della quale, come di consueto, si occupa il medico anestesista.
Dopo che il paziente è stato addormentato, però, c’è un altro step da affrontare, dal quale dipende la riuscita vera e propria dell’intervento.
Il robot, infatti, deve essere “montato” sul paziente stesso, perché i bracci robotici vengono collocati in base alle posizione delle micro incisioni che sono state eseguite precedentemente.
Affinché il chirurgo possa operare dalla console (procedura della quale parleremo più avanti), infatti, devono essere praticate delle incisioni (della lunghezza di pochi millimetri), attraverso le quali passeranno i TROCAR, ovvero delle piccole “cannule” che vengono posizionate all’interno delle micro incisioni.
Sono proprio i trocar, infatti, a consentire il passaggio dei bracci robotici.
Una volta posizionato il robot, a questo punto il chirurgo può posizionarsi alla console e iniziare la procedura.

La “lontananza” del chirurgo dal paziente, però, non deve far paura. Anzi!
La tecnica robotica dà la possibilità al medico di eseguire gli interventi, semplici o complessi, con una maggiore precisione rispetto al passato.
Il robot, infatti, viene si gestito in remoto attraverso una console, ma questa è progettata per riprodurre i movimenti del medico in tutto e per tutto, e segue i comandi che vengono impartiti durante l’intervento.
La conformazione tecnica del robot utilizzato per l’intervento alla prostata consente a chi opera di andare a vedere con un notevole ingrandimento strutture che, ad occhio nudo, potrebbero risultare piccole anche meno di un centimetro.

La chirurgia robotica rappresenta una svolta reale e concreta, rispetto al passato e grazie a questa tecnica innovativa è possibile lavorare su tutti i tipi di patologie oncologiche.
I vantaggi della tecnica robotica, riconosciuti a livello internazionale, sono:
Ovviamente, alla fine dell’operazione, così come accade per ogni intervento chirurgico, è necessario mettere in atto il “percorso inverso”.
Una procedura che richiede tempo, naturalmente, e che prolunga notevolmente l’attesa di coloro che si trovano all’esterno.
Ma è tutto assolutamente nella norma.
Una volta terminato l’intervento effettivo il quale, ripetiamo, dura in media tra 60 e 90 minuti, deve essere “riavvolto il nastro” fino a riportare il paziente ad uno stato di veglia.
Il robot deve essere rimosso e smontato, e le incisioni, seppur microscopiche, devono essere necessariamente suturate.
A questo punto il paziente può essere svegliato e riportato nella sua stanza.
Ma come si vive dopo l’intervento?
La capacità di avere una qualità della vita sovrapponibile a quella precedente all’intervento dipende dall’intervento stesso.
Ma di questo parleremo diffusamente nel prossimo contenuto.



