Torniamo a occuparci di chirurgia robotica ma questa volta tratteremo le applicazioni di questa tecnica per la cura di una patologia particolarmente aggressiva, che risulta essere una delle neoplasie urologiche più diffuse con oltre 30mila nuovi casi ogni anno: il tumore della vescica.
Dopo aver parlato dell’impiego della chirurgia robotica nel trattamento del tumore alla prostata, dunque, oggi esaminiamo le possibilità che la robotica offre ai pazienti che si trovano a dover affrontare questo particolare un altro tipo d carcinoma, con un intervento di cistectomia robotica che prevede anche la ricostruzione della vescica.
Prima di entrare in argomento, però, una premessa è doverosa.
La cistectomia radicale, ovvero la rimozione della vescica, costituisce il trattamento standard esclusivamente per i pazienti affetti da tumori che hanno invaso la tonaca muscolare.
Il tumore della vescica muscolo-invasivo è un tipo di cancro che si sviluppa nell’area muscolare della parete vescicale, ed è una patologia estremamente invasiva, che ha una elevata possibilità di diffondersi anche in altre parti del corpo.
L’intervento di ricostruzione della vescica, dunque, viene eseguito nel momento in cui tutte terapie mirate alla conservazione della vescica si sono rivelate inefficaci, oppure in presenza di sintomi ben precisi come, ad esempio, emorragia o dolore (nel caso in cui la malattia sia ormai in stato avanzato).
Il trattamento del tumore della vescica muscolo invasivo con tecnica robotica permette un’asportazione completa e una successiva ricostruzione della vescica, che viene effettuata a seguito dell’intervento di cistectomia.
Una volta terminata la parte robotica dell’intervento, il chirurgo dà il via alla procedura di ricostruzione della vescica.
Quella che viene “creata” si chiama neovescica ileale ortotopica, e viene realizzata utilizzando una piccola sezione dell’intestino (ileo), grazie al quale si va a ricostruire completamente l’organo, che viene posizionato nello stesso luogo dove si trovava la vescica naturale (ortotopica).
Questo permette un recupero delle normali funzionalità e si riprende ad urinare senza difficoltà, tuttavia questa procedura ricostruttiva non può essere eseguita sempre.
Pur trattandosi di una intervento con tecnica robotica, e con delle incisioni della lunghezza di pochi millimetri, si parla comunque di un‘operazione molto lunga e complessa.
Le condizioni generali del paziente, dunque, sono fondamentali per poter procedere con la ricostruzione completa della vescica.
Nel caso non fosse possibile, ci sono comunque delle altre opzioni, altrettanto valide.
Una delle possibilità per i pazienti che si sottopongono ad un intervento di cistectomia robotica è una forma di derivazione urinaria esterna chiamata uretero-ileo-cutaneo-stomia.
Gli ureteri vengono collegati ad un’ansa intestinale che viene impiegata per far uscire le urine. L’estremità di questa parte dell’intestino viene poi attaccata ad una sacca, la cui funzione è quella di contenere le urine.
Un’altra delle opzioni attualmente disponibili è la uretero-cutaneo-stomia. Si tratta di una derivazione urinaria permanente in cui uno o entrambi gli ureteri vengono collegati direttamente alla cute addominale, creando uno stoma per la fuoriuscita dell’urina.
Ad oggi il reparto di Urologia robotica ed endoscopica dell’Ospedale Pineta Grande di Castel Volturno, il Dott. Dente rappresenta un’eccellenza nel campo della chirurgia robotica, e quello di cistectomia radicale con confezionamento di neovescica ileale è oramai un intervento di routine.
Grazie all’impiego del sistema Hugo Ras, presso il reparto di urologia dell’Ospedale Pineta Grande sono stati eseguiti più di 160 interventi tra cui anche la prima cistectomia con ricostruzione robotica in Campania, e nel Sud Italia in generale.
La chirurgia robotica viene anche impiegata per il trattamento di tante altre patologie, tra cui:



