Chirurgia robotica: quali sono i problemi più comuni dopo l’intervento alla prostata?

La chirurgia robotica è una tecnica che si avvale di un sistema avanzato per assistere il chirurgo nell’esecuzione di interventi, sia semplici che complessi, con elevata precisione.

Si tratta di una metodica mininvasiva praticata in anestesia generale, in cui il chirurgo specialista opera da remoto tramite una console.

Quest’ultima replica fedelmente i movimenti del medico, traducendoli in comandi eseguiti dal robot durante l’operazione.

Rispetto alla chirurgia tradizionale, il vantaggio principale risiede nella natura delle incisioni, che risultano più ridotte e precise, favorendo una ripresa più rapida e una sensibile diminuzione del dolore post-operatorio.

È tuttavia fondamentale sottolineare che il carattere mininvasivo dell’intervento non implica una minore complessità della procedura.

Chirurgia robotica per il trattamento del tumore alla prostata e di altre patologie

Quando si parla di carcinoma prostatico, l’operazione chirurgica più comune è la prostatectomia radicale, ovvero l’asportazione totale della prostata.

Tale procedura viene adottata in presenza di un tumore localizzato, che non si è quindi esteso oltre l’organo, e caratterizzato da un grado di aggressività medio o elevato.

Attualmente, l’intervento può essere effettuato mediante approccio robotico anziché tramite la chirurgia tradizionale, garantendo incisioni ridotte e tempi di recupero più brevi.

Tuttavia, il tumore alla prostata non è l’unica patologia che può essere trattata attraverso la chirurgia robotica mininvasiva.

In ambito urologico, questa procedura rappresenta oggi il gold standard per la cura della maggior parte dei disturbi che colpiscono l’alto e il basso apparato urinario.

L’approccio mininvasivo consente di trattare tutte le patologie dell’asse escretore, sia di natura benigna che maligna.

Di seguito sono elencate le condizioni trattabili con questa metodologia:

I possibili effetti collaterali e come gestirli

Gli effetti collaterali più frequenti sono sostanzialmente due, ma sono di certo tra i più temuti dai pazienti che si sottopongono a un intervento di prostatectomia radicale robotica: l’incontinenza e la disfunzione erettile.

Per quanto riguarda l’incontinenza urinaria, si tratta di un disturbo frequente che può manifestarsi nel periodo successivo all’intervento.

Generalmente, la condizione tende a migliorare nel corso dei primi 3-6 mesi dopo l’intervento, risolvendosi completamente entro il primo anno.

La fisioterapia è estremamente efficace per accelerare il recupero della continenza: il fisioterapista istruisce il paziente nell’esecuzione corretta degli esercizi per il pavimento pelvico (esercizi di Kegel), utili a potenziare il controllo urinario e mitigare l’incontinenza.

In una piccola percentuale di casi (5-10%), il disturbo può persistere oltre i dodici mesi; in tali circostanze, potrebbero rendersi necessari trattamenti supplementari o interventi chirurgici correttivi per ottimizzare il controllo della vescica.

Anche per quanto riguarda la disfunzione erettile, si tratta di una condizione che può manifestarsi nei mesi seguenti l’operazione.

Le cause possono essere molteplici, tra cui l’età del paziente, la qualità della funzione erettile pre-operatoria e l’effettiva preservazione dei nervi erigendi durante l’intervento.


Sebbene per molti uomini si riscontri un miglioramento entro 6-12 mesi dall’intervento, il ripristino totale della funzionalità può necessitare di un periodo fino a due anni o oltre.

Per favorire il recupero dell’attività sessuale, è possibile ricorrere a terapie farmacologiche mirate o all’impiego di dispositivi meccanici di supporto.

Il supporto psicologico è fondamentale per gestire le implicazioni della disfunzione erettile sull’autostima e sulla vita di coppia.

Attraverso percorsi dedicati, gli specialisti forniscono strategie mirate per affrontare i cambiamenti, favorire il recupero e riscoprire l’intimità, trasformando un momento di difficoltà in una fase superabile.

Una buona notizia per i pazienti

Fortunatamente, le moderne tecniche chirurgiche permettono di scongiurare tali rischi.

Naturalmente, ciò si riferisce a condizioni non gravi o a stadi avanzati della patologia.

Grazie alla robotica, nei casi in cui il tumore alla prostata è confinato all’organo, è possibile preservare i nervi deputati all’erezione, consentendo, attraverso un adeguato percorso di riabilitazione, il recupero dell’erezione spontanea e della normale attività sessuale.

Tuttavia, in presenza di metastasi, tale procedura non risulta praticabile.

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